Andamento del mercato dei piani

Il mercato dei piani è in fase di attesa di una maggiore chiarezza sugli sviluppi della situazione. L’attività di scambio è molto rallentata in quanto livello raggiunto dai prezzi dei coils non è ritenuto sostenibile da parte degli utilizzatori finali. Questo determina una certa resistenza agli ulteriori incrementi che i produttori vorrebbero applicare. C’è però molta fermezza nelle loro posizioni e nell’accettare riduzioni sui prezzi offerti.

Gli operatori osservano con attenzione le offerte provenienti dall’import con prezzi più competitivi ma anche tempi di consegna molto più lunghi.

I coils laminati a caldo stanno subendo una maggiore pressione nel rialzo dei prezzi rispetto alle altre categorie di materiale. Ciò è dovuto alla carenza di bramme e di coils laminati a caldo provenienti dall’area CSI. Si evidenzia anche una riduzione del differenziale dei prezzi tra coils laminati a caldo e quelli laminati a freddo.

Molti operatori nutrono dei dubbi sulla effettiva sostenibilità dell’attuale tendenza dei prezzi. Purtuttavia nonostante le offerte dei fornitori esteri siano inferiori a quelle europee di 100-200 Euro/ton, esse non stanno ancora suscitando un particolare interesse sul mercato. La maggior parte di queste offerte sono di provenienza indiana.

 

I tentativi di rinegoziazione dei contratti auto

Alcune fonti riportano la notizia del tentativo di rinegoziazione dei contratti automobilistici per il 2022 da parte di ThyssenKrupp. Il produttore di acciaio starebbe infatti tentando di trasferire ulteriori costi delle materie prime nell’ordine di 300-320 Euro/ton ai propri clienti.

Il costo delle materie prime considerato dai produttori per definire i contratti per il 2022 aveva come riferimento il differenziale intercorso dal livello di $536/t a gennaio 2021 al livello di $871/t a dicembre 2021 senza però tenere conto degli aumenti dei costi energetici.

Alla base del tentativo di rinegoziazione pare ci sia proprio il forte incremento dei costi energetici.

Si ritiene comunque improbabile che le case automobilistiche acconsentano alla rinegoziazione. Ciò in quanto verrebbe messo in discussione il meccanismo bilaterale annuale dei prezzi. Viene inoltre evidenziato che gli accordi sui prezzi del 2022 riflettono già aumenti di €400-500/t sugli accordi del 2021.

Sarà interessante comunque osservare se altri produttori seguiranno l’esempio di ThyssenKrupp.

 

L’impatto della guerra nel settore siderurgico della Russia

Il crollo della domanda

L’associazione dei produttori di acciaio russi ha stimato che le conseguenze del conflitto con l’Ucraina potrebbero comportare un crollo della domanda di acciaio per i produttori nazionali del 30%. La percentuale corrisponderebbe a circa 13 milioni di tonnellate in meno nel 2022 rispetto al 2021.

Prima dell’inizio del conflitto, i produttori siderurgici stavano già affrontando una significativa diminuzione della domanda interna per i loro prodotti dovuta principalmente alle interruzioni della produzione dell’industria automobilistica. Ciò nonostante gli stessi produttori avevano previsto che la domanda interna di acciaio del 2022 sarebbe aumentata del 2%-3% grazie alla crescita delle industrie petrolifere, del gas e della costruzione di macchinari.

Le implicazioni della guerra contro l’Ucraina legate alle sanzioni ed ai divieti sulle sue esportazioni di determinati materiali nei mercati tradizionali, comporterebbero un ulteriore calo della domanda di acciaio. Detta riduzione è stimata in 10 milioni di tonnellate di volumi di acciaio che la Russia non potrà più esportare ai “paesi ostili”.

La necessità di trovare nuove destinazioni all’acciaio russo

Il rifiuto dell’Europa di acquistare acciaio di provenienza russa sta costringendo le acciaierie russe a reindirizzare le forniture verso la Cina e l’Asia, ma è improbabile che il tentativo si concretizzi.

La Cina è un gigante delle materie prime che rappresenta il 50% del consumo globale di acciai e altri metalli, sfusi e carbone, ma è anche un enorme produttore, il che rende le sue importazioni nette relativamente modeste.

Conseguentemente le effettive possibilità per le aziende siderurgiche russe di vendere il proprio acciaio in Cina appaiono modeste poiché le 10 milioni di tonnellate annue vendute prima del conflitto ai “paesi ostili” corrisponderebbero al 70% delle importazioni totali di acciaio cinese. Va poi considerato che il livello dei prezzi in Cina è inferiore rispetto al livello dei prezzi dei “paesi ostili” quindi andrebbero messi in conto ingenti sconti per ottenere l’accesso al mercato cinese.

I problemi logistici

C’è poi l’aspetto logistico in quanto la distanza tra Mosca e le possibili destinazioni in Cina sono di oltre 5.000 km. Invece, le distanze delle destinazioni europee sono molto più ravvicinate. In Germania ad esempio sono inferiori al 2.000 km. Tutto questo comporterebbe costi di trasporto più elevati associati allo spostamento dei volumi dall’Europa all’Asia. Inoltre i volumi di reindirizzamento dell’acciaio metterebbero ulteriormente a dura prova una rete orientale delle ferrovie russe cronicamente sovraccarica, costituita dalle linee principali Baikal-Amur e dalla linea Transiberiana.

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Alessandra Sangoi

Alessandra Sangoi
CEO

Andamento mercato dei piani